L’Istituto Italiano di Yoga della Risata continua il ciclo di interviste ai trainer che portano la risata in contesti sempre nuovi. Questa volta la protagonista è Jenny Mancini, operatrice di nido familiare, Teacher e Ambassador di Yoga della Risata, che ha dedicato gran parte del suo lavoro ai bambini.

Un incontro inaspettato
Jenny incontra lo Yoga della Risata quasi per caso, durante un weekend al Clown and Clown Festival. Non sapeva cosa aspettarsi, ma quell’esperienza ha acceso in lei un amore profondo – a tratti anche conflittuale – per la pratica. Nel 2014 diventa Leader e nel 2016 Teacher, iniziando un percorso grazie al quale porta la risata nel mondo dell’infanzia.
I primi passi con i più piccoli
La sua prima sperimentazione avviene con i bambini del suo nido familiare: piccolissimi, seduti sul tappetone, che imparano a ridere attraverso i versi degli animali e il “molto bene, molto bene, yeah!”. Persino il gibberish diventa uno strumento per comunicare con loro, creando un linguaggio di accoglienza e gioco.
Ben presto emergono benefici inaspettati: alcuni logopedisti segnalano miglioramenti nella pronuncia dei bambini che partecipano alle sessioni. Questo porta Jenny a collaborare con figure professionali come logopedisti e neuropsicomotricisti, aprendo nuove prospettive educative.
Dalle scuole dell’infanzia alle elementari
Dopo i primi anni, Jenny amplia il suo lavoro alle scuole materne ed elementari. Le sue sessioni, settimanali e continuative, introducono i bambini al riconoscimento delle emozioni, al gioco cooperativo e al rilassamento. Gli esercizi più amati? I “frullati”, la “pentola magica”, le montagne russe, i barattoli colorati e persino il monopattino immaginario.
In una quarta elementare, l’esperienza diventa particolarmente significativa: durante la meditazione i bambini restano immobili e assorti, resistendo perfino al passaggio di un treno accanto alla scuola. È un momento di profonda connessione e consapevolezza che Jenny ricorda ancora con emozione.
Inclusione e trasformazioni
Lo Yoga della Risata si rivela un potente strumento inclusivo. Jenny racconta di bambini con autismo, iperattività o disabilità motorie che, attraverso il gioco e la risata, trovano nuovi spazi di espressione e relazione. In alcuni casi, ragazzi diffidenti o oppositivi si sono trasformati in partecipanti entusiasti, scoprendo nel ridere insieme un modo nuovo di vivere la classe.
Progetti speciali e adolescenti
Oltre alle scuole, Jenny porta la risata anche in contesti delicati, come i centri diurni per disturbi alimentari. Qui l’approccio è cauto e adattato, ma i cambiamenti osservati nei partecipanti testimoniano la forza della pratica.
Sorprendenti anche i lavori con gli adolescenti: inizialmente scettici, ma poi conquistati dal gioco e dal rilassamento, tanto da chiedere più momenti per “staccare” e ritrovare serenità.
Una missione educativa
Per Jenny lo Yoga della Risata non è solo un lavoro, ma una missione. “Al supermercato andavo al lavoro piangendo – racconta – a scuola ci vado col sorriso, perché lì mi diverto, sto bene e porto gioia ai bambini”. La sua esperienza dimostra come ridere non sia solo un gioco, ma un’opportunità educativa che unisce apprendimento, benessere e crescita personale.
✨ La testimonianza di Jenny Mancini mostra come lo Yoga della Risata possa diventare un linguaggio universale, capace di parlare ai bambini, sostenere le famiglie e ispirare insegnanti e operatori. Un invito a credere nella risata come strumento educativo e trasformativo.
Potremo ascoltare Jenny Mancini al V Congresso italiano di Yoga della Risata, a Peschiera del Garda, dal 24 al 26 ottobre https://congressoyogadellarisata.it/