Portare lo Yoga della Risata in carcere può sembrare una sfida. Per Angelo Ciccognani – attore, regista teatrale, Teacher e Ambassador di Yoga della Risata – è diventata una missione, un percorso di crescita reciproca e un’esperienza profondamente trasformativa.
Nell’intervista per il ciclo “Le Interviste dell’Istituto”, Angelo racconta come la risata sia entrata tra le mura dell’istituto penitenziario di Bollate, diventando uno spazio di libertà interiore e connessione per chi vi partecipa.
Dal teatro alla risata consapevole
Angelo arriva dal mondo del cabaret e del teatro comico. Per anni ha fatto ridere il pubblico costruendo gag e spettacoli. Ma lo Yoga della Risata gli ha fatto scoprire un altro modo di ridere:
“Ho scoperto un modo diverso di ridere. Non per forza legato alla comicità. Ridere semplicemente così. Tutti possiamo accendere la risata.”
Dopo una prima sessione a cui si è avvicinato con scetticismo, è stato “folgorato”. I benefici personali sono stati immediati: energia, creatività ritrovata, blocchi sciolti. Da lì il Leader Training, poi il Teacher Training, l’apertura di club a Sesto San Giovanni e Garbagnate.
Poi è arrivata un’occasione inattesa.
L’inizio in carcere: “Io per un’ora mi sono dimenticato di essere qui dentro”
Dopo aver ascoltato al Congresso il racconto di un’esperienza simile in un altro istituto, l’attività di Cinzia Perrotta a Rebibbia, Angelo si è trovato quasi “per caso” a proporre lo Yoga della Risata nel carcere di Bollate.
Dopo alcuni mesi di attesa, a maggio 2025 parte la prima sessione.
Un gruppo di circa dieci detenuti. Clapping iniziale. “Molto bene, molto bene, yeah!”. Risate guidate, esercizi in cerchio, respirazioni semplici.
Alla fine della prima sessione, un detenuto lo guarda negli occhi e dice:
“Io per un’ora mi sono dimenticato di essere qui dentro.”
Per Angelo è una svolta.
“Da lì ho capito che dovevo continuare.”
Un club della risata oltre le sbarre
Da maggio, ogni venerdì, Angelo entra in carcere per un’ora di pratica. Il gruppo è stabile: circa 10–12 persone, età dai 30 ai 70 anni, provenienze culturali diverse.
La partecipazione è volontaria. Alcuni arrivano tramite passaparola interno. Altri, incuriositi dalle risate che si sentono nei corridoi, si affacciano e chiedono: “Cosa state facendo?”
La sessione è strutturata come un vero club:
- clapping e ritmo iniziale
- respirazioni semplici
- giochi di risata (zip zap boing, risate creative, dinamiche in cerchio)
- condivisione finale
- chiusura con risata collettiva e “humming” meditativo
Non si parla del reato. Non si parla del passato.
Non si parla del carcere.
Si ride.
“Qui mi sento libero”
Le parole che tornano nella condivisione finale sono:
- gioioso
- rilassante
- colorato
- gruppo
- unione
Molti raccontano che quella è “un’ora diversa da tutto il resto”.
Uno dice: “Sono qui, ma mi sento libero.”
La risata crea connessione. Fa gruppo. Scioglie tensioni. Alcuni detenuti, che fuori dalla sessione magari non interagirebbero, giocano insieme, si guardano negli occhi, si salutano con il “Molto bene, molto bene, yeah!” anche nei corridoi.
Nessun giudizio, solo presenza
Una delle domande più delicate riguarda il giudizio.
Angelo sa in quale reparto si trova, ma non conosce le storie personali dei partecipanti. E soprattutto sceglie di non giudicare.
“Vado lì per portare uno strumento in più nel loro percorso. Se giudicassi, non potrei farlo.”
Non è sempre semplice. C’è emozione prima di entrare. C’è preparazione interiore. Ma non c’è paura. C’è fiducia nello strumento.
La risata come strumento di rieducazione
Lo Yoga della Risata non sostituisce nessun percorso istituzionale. Ma si inserisce come risorsa complementare:
- aiuta nella gestione dello stress
- migliora l’umore
- crea senso di appartenenza
- favorisce relazioni più sane
È uno strumento semplice, potente, immediato.
Un uomo di 71 anni, alla sua prima sessione, aveva detto:
“Io non rido mai.”
Alla fine ha dichiarato:
“Non ho mai riso così tanto in tutta la mia vita.”
Una crescita reciproca
Angelo lo dice chiaramente: questa esperienza sta trasformando anche lui.
“È diventata urgente per me. Non riesco a immaginarmi di non andare più lì.”
La risata, oltre le sbarre, diventa un atto di umanità.
Un ponte.
Un’ora di libertà interiore.
Lo Yoga della Risata dimostra ancora una volta di essere uno strumento universale: semplice, inclusivo, capace di generare bellezza anche nei luoghi più complessi.